Le poesie della settimana
ARRIVA IL MOMENTO
Arriva il momento in cui devi fermarti
di fronte a te il crepuscolo,
il sole cala presto all’orizzonte,
lasciando spazio sopra di te
a una notte illuminata da un tappeto di stelle,
ora il tuo sguardo si ferma
i tuoi occhi non si muovono più,
solo un pensiero nella tua mente
cosa devo fare?
forse devi fare un passo avanti
e rincorrere quel sole rosso di sangue,
oppure devi attendere
che arrivi completamente il buio
per capire quello che stai facendo,
se arriva quel momento….
io ti prego soldato,
fai un passo indietro
e guarda davanti a te
ci saranno tanti altri giorni
e tante altre notti
illuminate dal tuo profondo
amore…
amore per il tuo prossimo
e per il suo diritto inviolabile
alla vita.
Maria Grazia Di Pietro, Marmirolo (MN)
ALL’OMBRA DI UN ULIVO
Il tuo lucido sguardo di carta è ancora vivo
ma dorme il tuo sorriso all’ombra di un ulivo,
respira per te il vento, severo è l’alito del mare
e la terra assorbe il segno, la lacrima del male.
Il cane sente i passi, fermo alla porta del dolore,
ma gli uomini non varcano la soglia dell’amore;
neppure una promessa, una danza piena di vita,
un abito rosa nel sole di una giornata fiorita
saziano voci sguaiate, curiose del pianto che tace;
soltanto l’ulivo risponde, col suo silenzio di pace.
Ma libera dal peso della terra, dal malato pensiero
ritrova la tua anima lontano lo spazio del cielo
ritorna chiara nell’aria, all’alba di un nuovo volo,
carezza di bambina per un cane rimasto solo.
Maria Francesca Giovelli, Caorso (Piacenza)
Il tuo nome è Fortuna
La barca di gomma era troppo piccola
per quarantasette donne ed uomini
fuggiti dalla fame e dalla paura,
a cacciare dalla mente e dai cuori
le notti senza luna e senza sogni.
Scivolava piano sulle onde
quasi accarezzando il mare salato
che bacia terre lontane di uomini soli.
Un urlo di gioia e timore
annuncia nuova vita,
per culla braccia bagnate di sale
e per casa una barca color della notte
che dondola il tempo d’umili vite.
I tuoi genitori sono fuggiti
dal fuoco e dal deserto
e t’hanno chiamato Abdwahad
che in quest’isola, nuova patria agognata,
dove non sanno più cos’è la fame,
la paura e la disperazione dell’anima,
il tuo nome significa Fortuna,
ma per questa terra e questi uomini
Mosè è una fiaba lontana nel tempo:
tu sei solo un clandestino.
Pietro Catalano, Roma
CHIEDO SCUSA
Con l’anima urticata, offesa,
scolopendra inviperita, chiedo scusa …
Chiedo scusa ai bombardati
corpi flosci nella polvere improvvisa
e alla signora affettata, sulle strisce, la domenica mattina,
ancor mezz’addormentata, poverina…
Chiedo scusa agli operai “Contratto-Special”
veri funamboli del “Circo dei Cantieri”
che stanno, finalmente, in posa per il telegiornale
sotto un lenzuolo bianco e rosso …
E alle barcate di “folli nottambuli”
che si giocano la vita a Lampedusa,
ai bambini gonfi di fame, e alle loro mamme ,
senza latte, senza denti e senza pane, chiedo scusa!
Chiedo scusa a Baghdad e ai Newyorkesi,
Dublino, Grozny, Bucarest e Falluja,
scusatemi a Guantanamo, Bengasi e Gaza,
come Genova, San Paulo, Bangkok e nel Chiapas
e ancora ai Siciliani, ai Tibetani, ai Sudanesi
e a tutti i dimenticati, da me per primo …
Chiedo scusa se,
malgrado l’assordante sottofondo dei vostri orrori quotidiani
continuo, comunque, a inghiottire la mia cena
e chiedere ai miei figli “Com’e andata a scuola?”
Chiedo scusa ma lo scorrere frenetico della vita
non mi da tempo abbastanza per tamponare le ferite
e aver la forza di spegnere
quel maledetto televisore-bombardiere
anzi, forse, il far questo,
mi farebbe vergognare di più ancora!
Roberto Marzano, Chiavari (GE)
Ancóra mare
Stipati come acciughe
nella pancia delle navi
burattini violati
da morsi e rimorsi
Ma la speranza colma gli occhi
più dell’acqua la gola
nel muto boccheggiare
a quel soldo di luna
Eppure era mare
anche la patria
su cui i piedi
non trovavano terra
E sarà mare l’altra terra
tesoro nel palmo delle mani
che impastano da ore
sogni di rabbia
e renderanno sabbia
alla prossima mèta
Giuseppina Ricci, Roma



