Premio Amnesty

  GUANTANAMO

Ci sono volti riflessi in uno specchio d’inverno
gli arti accartocciati nel buio
qui a Guantanamo
c’è un respirare fragile
il lamento del vento
le ombre ripudiate della sera
si cavalca un dolore col pianto
sognando una fuga
attorno al giorno che la luna ha ormai celato nel suo ventre

 si riposa di un sonno immortale
quando sale  l’odore di terra bruciata, di carne bianca, di sangue
con la gola corrosa dalla sete
le ferite del corpo che non danno tregua.

 Oggi non si sente il canto fatato d’Orfeo
qui a Guantanamo
le porte sono chiuse
e le urla sono pozze nere negli occhi di Oloferne
che mi guardano nel buio
In una calma senza tempo.

 E mi sorridono.

 Tiziana Monari, Prato